Agenzia Europea per l'Ambiente - EEA Qualità dell'aria

NO2 in Europa, i dati 2020 di oltre 3.500 stazioni di monitoraggio

Come abbiamo già visto in precedenti articoli in cui ci siamo soffermati sul PM10 nel 2020, sul PM2,5 nel 2020 e sull’andamento del PM10 fra il 2001 ed il 2020, sul l’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) ha messo a disposizione di tutti la banca dati dei risultati che ogni nazione trasmette relativamente ai risultati del monitoraggio della qualità dell’aria. I dati sono relativi alle stazioni di monitoraggio presenti nei paesi dell’Unione Europea ed anche a numero paesi extra UE che comunque fanno parte dell’Agenzia o con essa cooperano.

Si tratta di un patrimonio informativo molto prezioso sia in termini di diffusione della conoscenza ambientale che per effettuare analisi approfondite sull’andamento della qualità dell’aria in Europa.

Questa volta vediamo i dati relativi al biossido di azoto (NO2).

Gli ossidi di azoto si formano durante qualsiasi combustione dove l’aria sia il comburente, in ragione della presenza di azoto e ossigeno. Nella miscela di reazione il monossido di azoto (NO) è prevalente ed è accompagnato da quote variabili di biossido di azoto (NO2). Quest’ultimo si forma in atmosfera prevalentemente in conseguenza di reazioni chimiche che coinvolgono l’ossido di azoto (NO) emesso da fonti primarie. Le principali sorgenti di ossidi di azoto sono costituite dalle combustioni nel settore dei trasporti (in particolare dai motori diesel), negli impianti industriali, negli impianti di produzione di energia elettrica, di riscaldamento civile e di incenerimento dei rifiuti. Le sorgenti naturali di emissione sono i suoli, i vulcani e i fenomeni temporaleschi.

L’NO2 è tra i vari ossidi di azoto quello più importante da un punto di vista tossicologico. Tale composto possiede un forte potere ossidante, che esercita prevalentemente sulle mucose con cui viene in contatto. Numerosi lavori hanno evidenziato una associazione statisticamente significativa tra le concentrazioni atmosferiche giornaliere di NO2 e le consultazioni mediche, i ricoveri ospedalieri per malattie respiratorie, la sintomatologia respiratoria nei bambini e l’incidenza di attacchi d’asma. È stata anche riscontrata un’associazione significativa tra le concentrazioni atmosferiche di NO2 e la mortalità giornaliera in varie città.

La rete di monitoraggio

Le reti di monitoraggio per monitorare la qualità dell’aria presentano numeri ben diversi fra i paesi europei, va sottolineato che l’Italia ha il maggior numero di stazioni di monitoraggio, indicate tabelle che seguono in relazione alla classificazione delle stazioni di monitoraggio riguardo alle aree di riferimento in cui sono collocate (urbane, suburbane, rurali) ed alla loro tipologia (fondo, industriale, traffico). La normativa europea e nazionale indica i requisiti delle diverse tipologie e orientandone quindi la collocazione sul territorio.

Da un punto di vista di esposizione media della popolazione a questo inquinante, particolarmente significative sono le stazioni di monitoraggio urbane classificate come “di fondo”, cioè ubicate in posizione tale che il livello di inquinamento non sia influenzato prevalentemente da emissioni da specifiche fonti (industrie, traffico, riscaldamento residenziale, ecc.) ma dal contributo integrato di tutte le fonti). Invece le stazioni “industriali” e “di traffico” evidenziano le situazioni di esposizione della popolazione che si trova a lungo vicina a fonti specifiche di inquinamento atmosferico.

Complessivamente le stazioni di monitoraggio che rilevano il biossido di azoto sono un numero maggiore (3.688) rispetto a quelle che monitorano il PM10 (3.544) o il PM 2,5 (1.962).

In questo caso, a differenza di quanto visto per PM10 e PM2,5, il paese dove ci sono più stazioni di monitoraggio è la Germani, seguita a ruota dall’Italia che invece guidava la classifica per gli altri due inquinanti.

La normativa stabilisce poi che, ai fini della verifica del rispetto dei limiti stabili dalle norme europee e recepiti a livello nazionale, la percentuale di dati validi (al netto quindi di malfunzionamenti, guasti, ecc.) rilevati dalla stazione di monitoraggio in riferimento ad uno specifico indicatore (es media annua) sia almeno del 90%. Pertanto, mentre nella tabella che segue sono indicati queste percentuali, nelle tabelle successive sono considerati i risultati solamente delle stazioni di monitoraggio che risultano avere una % di dati validi maggiore del 90%.

La media annua del NO2 nel 2020

L'indicatore relativo alla media annuale esprime l'esposizione media della popolazione sul lungo periodo a questo inquinante. Non a caso si tratta di un indicatore per il quale è presente un limite stabilito a livello europeo e nazionale da non superare (40 microgrammi / metro cubo) ed un valore raccomandato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) da non superare per tutelare la salute umana.

Le Linee Guida OMS del 2005 prevedevano un valore per questo indicatore analogo a quanto previsto dalla normativa UE e nazionale, ma in occasione della recente presentazione delle nuove linee guida, proprio per l'indicatore media annuale NO2 si è avuta una forte riduzione, alla luce delle evidenze scientifiche più recenti, portandolo a 10 microgrammi per metro cubo.

WHO_Air Pollution Slides_200921_CC Air Quality guidelines

Come si può facilmente vedere nei grafici che seguono, riguardo alla conformità con il limite di legge viene rispettato sostanzialmente in tutti i paesi dell'Unione Europea di cui sono disponibili i dati (mancano quelli dell'Ungheria) - infatti nel 2020 sono state superati come media annua i 40 microgrammi per metro cubo solamente in 33 stazioni di monitoraggio (13 delle quali in Italia). A differenza di quanto visto per PM10 e PM2,5, in questo caso si hanno dei superamenti anche in Germania (8) e Francia (6).

Se invece andiamo a verificare la situazione per quanto riguarda il rispetto dei valori indicati dall'OMS, in particolare per quelli particolarmente ridotti formulati nel settembre 2021, vediamo che la situazione è molto diversa.

Per quanto riguarda i paesi dell'Unione Europea, la forte riduzione da 40 a 10 microgrammi indicata quest'anno dall'OMS fa sì che il numero di stazioni che hanno registrato un valore inferiore sia limitato a solo 726 stazioni di monitoraggio (poco più di un quarto del totale).

Fra i cinque più grandi paesi dell'Unione (Italia, Francia, Germania, Polonia e Spagna) quello che si colloca in una posizione peggiore è la Germania, seguita dall'Italia; fra questi paesi quello messo meglio è la Spagna che registra il 43% di stazioni con una media annua inferiore a 10 microgrammi.

Nella mappa e nella tabella che seguono sono disponibili i dati relativi a tutte le stazioni di monitoraggio presenti nel data base EEA che hanno rilevato il biossido di azoto. E' possibile in entrambe le modalità vedere la media annua registrata nel 2020.

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