Qualità dell'aria

La condanna dell’Italia da parte della Corte di Giustizia Europea per il biossido di azoto: dentro la notizia

E’ di questi giorni la notizia della Sentenza di Condanna da parte della Corte di Giustizia Europa dell’Italia per non aver rispettato la Direttiva 2008/50 relativa alla qualità dell’aria ambiente e in particolare non aver provveduto “affinché non fosse superato, in modo sistematico e continuato, il valore limite annuale fissato per il biossido di azoto (NO2)” a conclusione della procedura di infrazione (2015/2043 – (causa 573/19)

La Sentenza fa riferimento al limite previsto dalla normativa italiana, in base alla Direttiva europea, per la media annua del biossido di azoto pari a 40 microgrammi per metro cubo (µg/m3), valore che nell’aggiornamento 2021 delle Linee guida dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità è indicato in un valore molto più basso, 10 µg/m3) per tutelare la salute umana.

Il periodo interessato dalla Sentenza è quello che va continuativamente dal 2010 al 2018 per le aree urbane (agglomerati) di Torino, Milano, Bergamo. Brescia, Genova, Firenzee Roma, e per periodi più ridotti per Catania e zone industriali della provincia di Reggio Emilia.

Il biossido di azoto: prevalentemente prodotto dai trasporti

Gli ossidi di azoto si formano durante qualsiasi combustione dove l’aria sia il comburente, in ragione della presenza di azoto e ossigeno. Nella miscela di reazione il monossido di azoto (NO) è prevalente ed è accompagnato da quote variabili di biossido di azoto (NO2). Quest’ultimo si forma in atmosfera prevalentemente in conseguenza di reazioni chimiche che coinvolgono l’ossido di azoto (NO) emesso da fonti primarie. Le principali sorgenti di ossidi di azoto sono costituite dalle combustioni nel settore dei trasporti (in particolare dai motori diesel), negli impianti industriali, negli impianti di produzione di energia elettrica e di riscaldamento civile. 

La forte incidenza del trasporto stradale come fonte principale del biossido di azoto è stata confermata anche dalle analisi effettuate nel corso del lockdown dello scorso anno, sia dalle rilevazioni satellitari del programma europeo Copernicus, sia dalle rilevazioni effettuate da parte delle agenzie ambientali.

L’NO2 è tra i vari ossidi di azoto quello più importante da un punto di vista tossicologico. Tale composto possiede un forte potere ossidante, che esercita prevalentemente sulle mucose con cui viene in contatto. Numerosi lavori hanno evidenziato una associazione statisticamente significativa tra le concentrazioni atmosferiche di NO2 i ricoveri ospedalieri per malattie respiratorie e anche i casi di mortalità anticipata. (vedi il rapporto dell’Agenzia europea per l’ambiente sulla qualità dell’aria)

Le altre procedure di infrazione per la qualità dell’aria in Italia

Questa Sentenza segue quella del 2020 relativa al PM10 per la procedura di infrazione 2014/2147 (causa 644/18), avendo dal 2008 l’Italia ha superato, in maniera sistematica e continuata, nelle zone interessate, i valori limite giornaliero e annuale applicabili alle concentrazioni di particelle PM10 e non avendo adottato misure appropriate per garantire il rispetto dei valori limite fissati per le particelle PM10 nell’insieme delle zone interessate. Le Regioni coinvolte in quella sentenza erano: Campania, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana, Umbria, Veneto.

L’Italia è anche oggetto di una terza procedura di infrazione (2020/2299) relativamente al PM2,5.

La situazione del biossido di azoto in Italia ed in Europa

In precedenti articoli abbiamo visto i dati 2020 di oltre 3.500 stazioni di monitoraggio in Europa per l’NO2 ed anche l’andamento del Biossido di azoto in Europa: 2001-2020. Dall’analisi dei dati messi a disposizione dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, abbiamo visto che nel 2020 solamente in 35 stazioni di monitoraggio dei Paesi UE la media annua ha superato i 40 µg/m3, e che di queste 13 sono in Italia (in paese della UE con un maggior numero di stazioni con una media annua non conforme ai limiti di legge).

Quasi ovunque in Europa la maggior parte dell stazioni di monitoraggio registra una media annua che si colloca fra il valore raccomandato dall’OMS (LG 2021) ed il limite di legge.

Sotto i 10 microgrammi, con una piena tutela quindi della salute umana – sono il 43% delle stazioni spagnole, il 31% di quelle francesi ed i 20% di quelle italiane, con una media dei paesi UE del 26%.

Dentro la notizia: i dati dei superamenti del limite annuale per il biossido di azoto in Italia

Come afferma la Sentenza della Corte di Giustizia Europea, si verifica in Italia da molti anni un superamento persistente del limite di legge per il biossido di azoto, anche se negli anni si è verificato un sensibile miglioramento della situazione.

Venti anni fa, nel 2001 il 56% delle poche stazioni di monitoraggio allora esistenti superavano il valore limite, dieci anni dopo nel 2010 (primo anno considerato dalla Sentenza) erano il 21% (84 su un totale di 410) con una percentuale progressivamente diminuita negli anni per arrivare alle 13 stazioni di monitoraggio che ancora nel 2020 violavano la legge (due anni dopo l’ultimo anno considerato dalla Sentenza).

Cone si può vedere dalla prima tabella interattiva anche i valori massimi registrati sono diminuti nel tempo, considerato che all’inizio degli anni duemila e fino al 2010 si avevano anche valori doppi del limite di legge! Nel 2020 la stazione di monitoraggio con la media annuale più elevata è stata quella di Viale Marche a Milano, con 48,5 µg/m3.

Per capire la tendenza degli ultimi anni abbiamo amche preso in considerazione le 72 stazioni di monitoraggio che nel corso dell’ultimo quinquennio hanno registrato almeno un anno di superamento del limite di legge.

In 43 di queste i superamenti sono stati sporadici (al massimo due volte nel quinquennio) mentre per altre 29 – vedi ultima tabella e la mappa interattive – il superamento della media annuale di 40 µg/m3 si è ripetuto tre o più anni, ed in 9 di questi per tutti e 5 gli anni.

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